frima franco mancini


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PROFILO



foto profilo

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Nato a Roma, laureato in giurisprudenza, già dirigente pubblico e studioso di problemi istituzionali e organizzativi, ha sempre coltivato profondi interessi nell’ambito artistico e culturale, con attive frequentazioni e partecipazioni, fino a scoprire una propria personale vocazione. Nella fotografia, alla quale si è dedicato negli ultimi decenni, ha scoperto il mezzo più congeniale alle proprie esigenze espressive.
La sua fotografia, costruita su materiali semantici semplici (frammenti di paesaggio, tracce, microcosmi), si fonda su un piano personale di osservazione che criticamente, ma con sommesso stupore, coglie il mondo delle cose e delle persone senza invaderlo ma attraversandolo per andare oltre.
Un certo rapporto con la pittura è evidente, soprattutto nella prima fase che consolida un modo personale di raccontare per cicli, mantenuto anche negli esiti successivi.
Le prime grandi suggestioni gli vengono dalla natura, dal paesaggio, che l’artista osserva con un sentimento panico. Le sue immagini “archetipiche” riflettono una visione cosmica. Sarà, questa, una costante della sua “visione del mondo”.
Decisivo l'incontro con il Centro Culturale dell'Immagine "Il Fotogramma" cui si devono le prime importanti mostre personali a Roma.
Conosce Abbas Kiarostami e le sue fotografie ed entrambi restano colpiti dalle straordinarie somiglianze nel modo di vivere il paesaggio.
La fotografia di Mancini nel tempo si evolve e si carica di complessità passando da un’estrema semplificazione iconica - che in qualche modo risente della conoscenza delle culture orientali e dello Zen – a una forma più strutturata e anche più tormentata.
A qualche anno di distanza dall'esordio nella fotografia, Mario Lunetta scoprirà questa complessità, definendo Mancini “un eccezionale reporter del mondo interrotto” fatto “di situazioni repertuali, di spicchi di vita, di scorci di paesaggio… in cui tutto si configura come luce significante, bagliore carico di complessita' o repentina caduta di tenebre...". Altri autorevoli giudizi (Rubina Giorgi sotto un profilo filosofico, Laura Canciani sotto un aspetto prettamente poetico) individuano nelle fotografie di Mancini le coordinate di un “pensiero” alto che si esprime attraverso le immagini, ma si sostanzia in interrogazioni filosofiche e in una particolare forma di poesia.
L’attività artistica di Franco Mancini si svolge tra Roma e Montecassiano, nelle Marche, sua seconda residenza e ora anche sede dello “Spazio Arte Photosophia”, uno spazio espositivo privato da lui creato nel 2007, che gestisce con sua moglie, Silvia Mandolesi. Vanta numerose collaborazioni con riviste, associazioni culturali, case editrici e discografiche, nonché frequenti partecipazioni a mostre ed eventi collettivi. Ha esposto soprattutto a Roma, in Toscana e nelle Marche.
Con “La Camera Verde” di Roma ha pubblicato, nel 2005, il volume “Il tempo sospeso” e, nel 2010, il volume “Grumi di silenzio/La meraviglia del quotidiano”.