frima franco mancini


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MOSTRE

CIELI E TERRE DELLE MARCHE

COME UN'ONDA

TEVERE IN BLU

EDEN SEGRETO

STRAVAGANZE ROMANE

IL SONNO DEI PLATANI

I LUOGHI DEL SILENZIO

IL MARE ASSENTE

DIALOGO SULLA FORMA - MATERIE METAFORE SILENZI

FRAGORI & STILLICIDI

SCENA MINIMA

PIENI E VUOTI IN UN LABORATORIO DI IMMAGINI

LUCI E OMBRE D'AMORE E DI FOLLIA

CONTAMINAZIONI

GRUMI DI SILENZIO - LA MERAVIGLIA DEL QUOTIDIANO

MOSTRE COLLETTIVE

DIALOGO SULLA FORMA - MATERIE METAFORE SILENZI - 2003

C’è una sabbia dove un tumultuoso arrivo di cavalli ha lasciato il segno (bassorilievo assiro); da questa sabbia guardata e non guardata da un occhio fisso in poco spazio come bloccato dalla mente, quando in essa traversano pensieri, idee fascinanti, l’obiettivo si scuote e cerca; passa su lievi onde, su rive semi-sommerse, allarga il suo sguardo dolcemente. Sono allora i verdi azzurri di un’acqua trasparente, che accenna al mare a volte, a volte all’ansa di un fiume, o si ferma come su una scogliera rossa di sacchi sulla sponda. E un giorno è stata perfino testimone di un’eclissi. Ed è sempre l’acqua ora, congelata, graffiata da una lingua di ghiaccio; o svaporata, assunta dal verde fiorito di un prato: poi all’improvviso il buio di una scala, o un tunnel; in fondo un disco bianco, forse il sole. E il sole, in lame tagliate sull’erba nell’ombra di tronchi presenti-lontanissimi, lancia come una scala o una tastiera di là dei confini visibili. Da una parte, infine, apparentemente diverso ma profondamente connesso, il silenzioso mutare (o forse c’è stato uno schianto in un tempo inconosciuto?) apre le fibre, le profondità di alcuni tronchi; vi è entrato un frammento di luce, ha generato l’ombra e il lume laterale di un solco, di un graffio. Segni di un evolvere delle cose, dell’avverarsi del tempo come il continuo mutare, fiorire o ripiegarsi che noi conosciamo, fino al ricordo, alle mutazioni che vi opera continuamente la memoria con la sua forza aggiornando i connotati dell’esistere.

R. Settimi